
Quando la scuola diventa laboratorio, la teoria si trasforma davvero in innovazione pratica. È quanto sta accadendo all’Istituto Tecnico Agrario Nicolò Pellegrini di Sassari, dove diverse classi stanno lavorando insieme a un percorso di sperimentazione completa sia nell’Hi-Tech Greenhouse, la serra idroponica didattica, sia nel Grow Lab Green in box, il laboratorio indoor.
Un’esperienza strutturata, concreta e altamente formativa, che ha coinvolto studenti, docenti e tecnici in tutte le fasi operative, dalla preparazione degli impianti fino alla semina e alla coltivazione.
Non solo coltivazioni
Le attività in serra sono partite dalle basi, affrontando operazioni spesso considerate secondarie ma fondamentali per il buon funzionamento di un sistema idroponico. Gli studenti si sono occupati per prima cosa della pulizia della serra e delle vasche e della sostituzione e del nuovo montaggio dei teli impermeabili – un passaggio tutt’altro che scontato.
Prima del riempimento, gli studenti hanno anche effettuato in prima persona la calibrazione degli ossigenatori, pietre porose da disporre sul fondo delle vasche e da regolare per garantire il corretto apporto di ossigeno all’acqua.
Hanno poi gestito il riempimento delle vasche, l’avvio e il controllo dell’impianto di fertirrigazione per gestire le coltivazioni.




Solo dopo queste operazioni si è passati alla definizione del piano di concimazione e alla semina, segnando un traguardo importante: dopo una prima sperimentazione pilota con piantine da vivaio, per la prima volta la coltivazione è partita direttamente dal seme, completando l’intero ciclo produttivo in autonomia.
Parallelamente, le attività si sono svolte anche nel laboratorio idroponico indoor, dove gli studenti hanno affrontato altre numerose fasi tecniche: la saturazione delle vasche (che sono a secco e dunque vanno lasciate a mollo per una notte), il taglio delle lastre di substrato e le incisioni necessarie per posizionare correttamente i cubetti sulle lastre.




Qui la semina si è concentrata soprattutto su baby leaf, in particolare bieta e prezzemolo da sfalcio. Accanto a queste colture, dopo una prima sperimentazione sul pomodoro, gli studenti stanno ora lavorando sul fagiolo rampicante, affrontando anche la gestione del portamento. Anziché lasciarlo crescere in verticale per metri, come avverrebbe per la sua natura di rampicante, hanno adottato un sistema a spalliera con fili orizzontali, simile a quello utilizzato nei vigneti: una scelta tecnica che richiede osservazione, adattamento e cura costante.
Un percorso educativo altamente competitivo
Gli elementi chiave di questo percorso sono l’utilizzo diretto delle strumentazioni professionali e la possibilità di lavorare in ambienti tecnologicamente avanzati. Gli studenti non osservano soltanto: misurano, regolano, decidono, sbagliano e comprendono insieme come correggersi. È così che le competenze prendono forma.
Dalle testimonianze dei ragazzi emerge la soddisfazione nel sentirsi parte integrante del progetto e la grande professionalizzazione, perché riescono ad applicare le nozioni teoriche imparate e a sentirsi autonomi sul campo.
Il lavoro tra classi diverse ha anche rafforzato il senso di squadra e la responsabilità condivisa, trasformando la sperimentazione in un’esperienza educativa a tutto tondo.
In un territorio fortemente vocato all’agricoltura come quello sardo, partire dalla scuola significa costruire le basi per un’agricoltura capace di innovare. Un approccio che permette ai ragazzi, una volta diplomati, di dialogare non solo con aziende agricole tradizionali, ma anche con realtà agritech orientate alla sostenibilità e all’innovazione.
Formazione continua
Come HortoMio abbiamo accompagnato questo percorso passo passo con una settimana di formazione in presenza poi seguita da continue consulenze online e videocall formative. Un supporto pensato sia per gli studenti che per professori e tecnici, perché l’innovazione richiede aggiornamento continuo e confronto costante.
Un ringraziamento speciale va quindi ai docenti, ai tecnici, al Dirigente scolastico Paolo Acone e alla DSGA Lucia Fois per aver creduto nel progetto e per aver creato le condizioni perché questa esperienza potesse crescere e consolidarsi.
Perché il futuro dell’agricoltura non può essere costruito se non si parte dalla scuola.








